La sesta estinzione di massa e gli uccelli: numeri, cause e prospettive
I geologi identificano cinque grandi estinzioni di massa nella storia della vita sulla Terra: eventi in cui almeno il 75% delle specie viventi è scomparso in un periodo relativamente breve. La più famosa è quella del Cretaceo-Paleogene, 66 milioni di anni fa, che eliminò i dinosauri non-aviari. La sesta estinzione di massa è diversa: è causata da una singola specie — Homo sapiens — e si svolge in decenni invece che in millenni. Per gli uccelli, i numeri sono già eloquenti.
Le estinzioni documentate
Dal 1500 d.C. a oggi, oltre 160 specie di uccelli si sono estinte per cause direttamente imputabili all'attività umana. Le isole hanno subito le perdite più drastiche: Hawaii, Nuova Zelanda, Caraibi e isole del Pacifico hanno perso centinaia di specie endemiche nei secoli successivi all'arrivo degli esseri umani. I dati paleontologici suggeriscono che le isole del Pacifico abbiano perso tra 800 e 1.800 specie di uccelli dalla colonizzazione umana polinesiana, una stima che comprende specie mai descritte scientificamente.
Tra le estinzioni più iconiche del periodo storico: il dodo (Raphus cucullatus) di Mauritius, estinto nel 1662; l'uccello elefante (Aepyornis maximus) del Madagascar, estinto attorno al 1000 d.C.; il piccione migratore (Ectopistes migratorius), che formava le colonie di uccelli più grandi mai viste in Nord America (miliardi di individui) prima di essere cacciato fino all'estinzione tra il 1870 e il 1914.
Il declino delle popolazioni: un'estinzione silenziosa
Al di là delle estinzioni complete, il fenomeno più preoccupante è il declino delle popolazioni delle specie ancora esistenti. Uno studio pubblicato su Science nel 2019 da Rosenberg et al. stima che il Nord America abbia perso circa 3 miliardi di uccelli — il 29% della popolazione totale — rispetto al 1970. In Europa, i dati del Pan-European Common Bird Monitoring Scheme mostrano un declino del 17% delle specie comuni tra il 1980 e il 2020, con perdite molto più acute tra le specie degli ambienti agricoli e costieri.
Queste perdite non figurano nelle liste delle estinzioni perché le specie esistono ancora. Ma una specie con il 70% della sua popolazione perduta in cinquant'anni è biologicamente molto più vulnerabile all'estinzione locale e globale rispetto a una specie con una popolazione stabile. Questa "morte per mille tagli" è più difficile da comunicare rispetto all'estinzione di una specie charismatica, ma è potenzialmente più devastante per gli ecosistemi.
I driver principali
La ricerca sistematica sulle cause del declino delle specie di uccelli identifica cinque driver principali in ordine di impatto: perdita e degradazione dell'habitat (il più importante, responsabile del 70-90% dei casi); specie invasive (soprattutto predatori introdotti sulle isole); sovrasfruttamento diretto (caccia e cattura); inquinamento (pesticidi, piombo, plastiche); cambiamenti climatici. Quest'ultimo fattore, attualmente il meno impattante in termini assoluti, è il più preoccupante per il futuro: le proiezioni mostrano che entro il 2100 il cambiamento climatico potrebbe superare la perdita di habitat come driver principale.
I cambiamenti climatici e gli uccelli
Gli uccelli reagiscono ai cambiamenti climatici in modi documentati e misurabili. Le date di migrazione si sono spostate: molte specie arrivano prima in primavera rispetto ai decenni precedenti, ma la disponibilità di cibo (insetti, piante in fioritura) si è spostata a ritmi diversi, creando disallineamenti fenologici. I passeri delle nevi (Plectrophenax nivalis) che arrivano ai siti di nidificazione artici prima che la neve si scioglia trovano cibo insufficiente. Le rondini che arrivano prima in Europa trovano ancora poche mosche.
Le distribuzioni si stanno spostando verso nord e verso quote più alte: in Europa, i centroidi degli areali di decine di specie si sono spostati mediamente di 91 km verso nord tra il 1982 e il 2005. Questo spostamento non è problematico in sé, ma può creare conflitti con le specie già presenti alle quote e latitudini più alte.
Cosa si può fare
La ricerca di conservazione individua alcune misure con il più alto rapporto efficacia-costo: l'eradicazione dei predatori introdotti sulle isole (risultati eccezionali documentati in Nuova Zelanda e nel Pacifico); la protezione delle foreste primarie (nessun habitat sostituisce la foresta primaria matura per le specie specializzate); la riforma delle pratiche agricole per ridurre l'uso di pesticidi e mantenere elementi semi-naturali nel paesaggio rurale; e la creazione e il rafforzamento delle aree marine protette per le specie marine.
Il tasso di estinzione attuale: numeri e confronti
Il tasso di estinzione delle specie nel periodo attuale è stimato 100-1000 volte superiore al tasso di fondo — il tasso "normale" di estinzione in assenza di attività umane. Per gli uccelli, il tasso di fondo è di circa 1 estinzione ogni 400 anni per milione di specie; il tasso attuale è di circa 1-2 estinzioni per anno tra le 10.994 specie conosciute. Dall'anno 1500 — considerato l'inizio del periodo di influenza umana globale — si sono estinte 187 specie di uccelli, di cui la metà nelle isole del Pacifico.
Il confronto con le estinzioni di massa del passato è illuminante: la quinta estinzione di massa — quella che uccise i dinosauri non aviari 66 milioni di anni fa — si stima abbia eliminato il 75% delle specie in un arco di tempo di migliaia di anni. Quello che sta accadendo oggi è strutturalmente simile, ma compresso in poche centinaia di anni — una velocità biologicamente senza precedenti nella storia della vita.
Le cause: deforestazione, caccia, specie invasive, cambiamenti climatici
Le cause dell'estinzione degli uccelli non sono uniformi in tutte le regioni. Nelle isole tropicali — Hawaii, Nuova Zelanda, isole del Pacifico — le specie invasive (ratti, gatti, serpenti, manguste) sono responsabili della quasi totalità delle estinzioni. Nelle foreste tropicali continentali, la deforestazione e la frammentazione degli habitat sono le cause primarie. In Europa e Nord America, l'intensificazione agricola è il fattore dominante. I cambiamenti climatici sono ancora un fattore secondario per le estinzioni attuali, ma i modelli proiettano che diventeranno la causa principale entro il 2100 se le emissioni non vengono ridotte.
La caccia e il commercio illegale contribuiscono ancora significativamente in alcune regioni: nel Mediterraneo, milioni di uccelli migratori vengono cacciati illegalmente ogni anno (specialmente in Cipro, Egitto, Libano e Malta). Nel Sud-est asiatico, il commercio di uccelli gabbia pressa migliaia di specie.
I "living dead": specie funzionalmente estinte
Alcune specie non sono ancora formalmente estinte ma hanno popolazioni così piccole e frammentate che la loro estinzione è praticamente inevitabile senza intervento intensivo. Questi "living dead" — il termine è dei biologi della conservazione — includono specie con meno di 50 individui rimanenti, spesso confinati su isole o in riserve protette. Il pikau (Mohoua ochrocephala, EN) della Nuova Zelanda, il po'ouli (Melamprosops phaeosoma, EX — ultimo avvistamento 2004) delle Hawaii e il Spix's Macaw (Cyanopsitta spixii, EX in natura, sopravvive solo in cattività) sono esempi di questa traiettoria.
Cosa si può fare: priorità di conservazione
Le strategie di conservazione più costo-efficaci per prevenire le estinzioni includono: protezione delle isole da specie invasive (il programma Island Conservation ha prevenuto oltre 50 estinzioni eliminate ratti e gatti da isole critiche); gestione dell'habitat nelle aree di alta biodiversità minacciata; allevamento in cattività per le specie al limite dell'estinzione; riduzione della caccia illegale attraverso l'applicazione delle leggi. Il costo stimato per prevenire tutte le estinzioni di uccelli nei prossimi 10 anni è di circa 1,2 miliardi di dollari all'anno — una frazione infinitesimale del prodotto interno lordo globale.
Esplora sulla mappa
I siti dove specie di uccelli minacciate sono ancora osservabili, dai parchi nazionali africani alle isole predator-free neozelandesi, sono visibili sulla mappa interattiva.